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Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale A.D.I. di Matera


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LA DRAMMA SMARRITA  Luca 15:8-10

Gesù dopo aver parlato della pecora smarrita per mostrare all’uomo l’amore del Padre, aggiunge l’esempio della dramma smarrita per dare forza all’argomento ed enfatizzare il carattere amorevole e premuroso del nostro Padre Celeste verso l’uomo bisognoso di salvezza. Cos’è una dramma ? Era la moneta greca chiamata “dracma”  utilizzata dai Giudei al tempo di Gesù, essa risale al IV secolo a.C. e in Giudea portava questa iscrizione: “Yhd”.   Considereremo insieme in questa breve meditazione alcuni aspetti dell’amore di Dio forse conosciuti ma non per questo poco importanti.
  1. Intanto c’è da notare il fatto che, come per la donna quella monetina era preziosa fino al punto da non trovare pace fino al suo ritrovamento, così, il peccatore è prezioso dinanzi a Dio ed Egli farà tutto quello che riterrà opportuno per ritrovarlo e riportarlo alla sua condizione originaria,  di comunione con Lui. Dio, cerca il peccatore senza porre limiti, proprio come la donna che spazza l’intera casa pur di ritrovare la sua dramma. Quali sono i modi che Dio usa per riportare a sé l’uomo perduto nel peccato ?
    1. Tramite la luce del Vangelo e quindi con l’annuncio della Buona Novella
    2. Spazzando dal suo cuore ogni dubbio e rimovendo ogni ostacolo che impedisce di vedere chiaramente la via dinanzi a sé.
Dio, è disposto, come quella donna a mettere sottosopra la vita di ogni peccatore per riportarlo a “casa”; questo parla della continua premura di Dio e della sua attenzione verso l’individuo singolo oltre che verso l’intera umanità. Voglio inoltre porre enfasi sul fatto che, sia la “pecora smarrita” che la “dramma smarrita” erano parte della casa. La pecora smarrita era “una” delle 100 pecore del gregge e, la dramma  era stata perduta in casa, ed era una parte del sostentamento della donna. Cosa può insegnarci questo particolare ?  La ricerca di Dio non è volta solo verso i peccatori lontani da Lui, ma Egli continua a cercare anche quanti “sono perduti dentro” ossia religiosi, o persone che pur stando in chiesa, fattivamente sono lontani da Dio. In effetti, qui traspare un Dio che si preoccupa allo stesso modo sia per chi ha già fatto professione di fede, sia per chi non l’ ha mai fatto! Non ha importanza se, sei una delle 100 pecore del gregge, o una sola dramma, il cuore di Dio si riempie di gioia quando qualcuno rientra nel gregge, ossia quando un peccatore si ravvede. Egli ti cerca! Gesù in questo frangente parla della gioia che in cielo si esprime quando qualcuno si ravvede, perché ? In effetti questa è la parte centrale di tutto il discorso di Gesù che, voleva essere una lezione importante in particolare per i Farisei, i quali trovavano gioia nell’agitarsi per le minime questioni della Legge Mosaica, delle tradizioni, nelle possessioni terrene, nel loro prestigio pubblico e nell’attenzione che riscuotevano grazie alle loro lunghe preghiere, al loro potere religioso, ma…per loro un peccatore che si ravvedeva era solo causa di critica verso Gesù e nulla di importante. Gesù voleva semplicemente far capire loro che, se uno non prova gioia per un peccatore che torna a Dio, non potrà un giorno trovarsi a proprio agio nel regno dei cieli, non sarà preparato a dovere!  L’atteggiamento di critica, la mancanza di amore che questi religiosi ipocriti manifestavano verso i peccatori era sufficiente a cancellare tutte quelle opere buone che compivano e li collocava in quella categoria definita da Cristo “servi disutili”. A cosa serve darsi da fare in tante opere pie se, poi non facciamo l’unica cosa che, effettivamente sta a cuore del nostro Signore ? Senza dubbio servitori così fatti non possono entrare nella gioia del loro Signore! Questa lezione però non si limita ai soli Farisei ma oggi, Cristo la volge a noi tutti perché non perdiamo di vista il fatto che, Dio ama il peccatore e la nostra maggiore preoccupazione deve essere quella di portare l’Evangelo a quanti ci circondano e curare quelli di casa nostra o del gruppo che Dio ci ha affidato vigilando sul loro stato, in modo che un giorno potremo udire: “Entra benedetto nella gioia del tuo Signore” Mtt.25:23.
  1. Alcuni studiosi e teologi hanno voluto vedere nella dramma perduta, una “parte dell’animo umano” che ha perso il proprio rapporto con Dio. L’uomo ancora oggi continua a godere i benefici che Dio ha messo in lui, quali : l’intelligenza, sapienza, personalità, creatività ecc…ma ha perso una parte del proprio essere, ossia la parte spirituale dell’anima, che vive in uno stato di sonnolenza profonda fino a quando l’uomo si rende conto di avere questo “vuoto” interiore e comincia a “cercare”. Ciò accade quando l’uomo alla luce della Parola di Dio si rende conto di non avere felicità, di non avere con il proprio Creatore il rapporto dovuto. Solo la Parola di Dio è la luce giusta perché la nostra vita sia illuminata e scopra la realtà (Sal.119:105). La Bibbia è l’unica luce in grado di dare all’uomo la possibilità di esaminare l’anima sua, “spazzare bene nel suo cuore” fino a togliere ogni traccia di “polvere” che impediva alla purezza di Dio, di dimorare in noi. Gesù disse:”chi cerca, trova e chi trova me, trova la vita”! Se in questo momento ti rendi conto che qualcosa manca la comunione con Dio, dai in questo istante, spazio alla luce dell’Evangelo di entrare in te, medita la Parola…essa illuminerà ogni angolo recondito dell’anima tua, dandoti l’attitudine giusta verso il tuo Dio e tu potrai riallacciare comunione con il Padre tuo Celeste ritrovando perfetta felicità nella presenza del tuo Dio che, a braccia aperte ti sta aspettando!!
PERCHE  GEMERE ?   Rom.8:18-30 L’uomo generalmente, ha della sofferenza e del dolore un concetto piuttosto errato e spesso anche il credente si lascia influenzare da queste idee pensando che, perché sta affrontando una prova, oppure una difficoltà di qualsiasi genere è autorizzato a pensare che Dio lo abbia abbandonato. La verità però è ben diversa! Il credente come qualunque essere umano partecipa a quelle che sono le varie circostanze della vita e della società in cui vive, a questo spesso si aggiunge “l’ora della prova” a cui Dio lo sottopone, e questo, se visto in un’ottica sbagliata può sembrare quasi una disgrazia. La Bibbia e Gesù stesso sono stati chiari intorno a questo, quando ci riportano che, “chi vuole vivere piamente in questo mondo sarà perseguitato”. Ma allora, qualcuno potrebbe chiedersi, perché soffrire ? Intanto precisiamo che c’è una enorme differenza tra il credente che soffre ed affronta una prova ed una qualunque altra persona del genere umano. L’uomo in genere può contare solo sulle sue forze, mentre il credente ha al suo fianco Dio che lo sostiene ed al contrario di quanto si possa pensare, lo fortifica. L’apostolo Paolo mette in evidenza quello che è il pensiero di Dio sulla questione. Intanto ci viene riportato che la prova e le sofferenze non sono segno di allontanamento da Dio. Chi attraversa prove, difficoltà non sempre è fuori della volontà di Dio. L’apostolo inoltre ci porta a considerare la sofferenza quasi un privilegio, un mezzo di benedizione, uno strumento di crescita ed un mezzo attraverso il quale il credente riceverà il premio un giorno, non molto lontano. Paolo infatti, ci dice che ci sono almeno tre benedizioni che caratterizzano “l’ora del cimento”, consideriamole insieme brevemente: speranza, fede ed amore. La speranza è una potenza, la fede è una forza straordinaria e l’amore un dono od una capacità spirituale!
  1. La speranza. Essa ci porta ad essere vittoriosi anche nella più profonda angoscia. L’apostolo Paolo, al v.18 ci invita a considerare che le prove del tempo presente non possono essere paragonate alla gloria futura che l’anima nostra godrà a riguardo. E se questa è la visione che abbiamo nei momenti difficili, allora accadrà una cosa meravigliosa : vedremo oscurarsi le prove ed i dolori e la vittoria sarà sempre più concreta davanti a noi, lasciando alla gioia del Signore di scorrere in noi e ci darà non solo serenità personale ma un viso raggiante ed una bocca per ringraziare Dio per quei problemi 2°Cor.4:17;1°Giov.3:1-3 Non dimentichiamo che Gesù sta preparando per ognuno di noi una stanza nel regno dei cieli…in Apocalisse, Giovanni ci descrive quel luogo dove le strade sono d’oro, le porte di perle, le acque come cristallo ecc.. ma è ancora poco in confronto alla gloria che godremo col nostro Signore!Ricordiamoci che il nostro cammino è un pellegrinaggio, il tempo corre e non ci rimane molto; fra poco lasceremo dietro noi cose belle e cose dolorose, perciò non guardiamo indietro, ma concentriamoci sul futuro meraviglioso che ci attende con Cristo. La sofferenza è solo per un tempo limitato, è come una piccola parentesi! Tutto quello che incomincia nel tempo avrà fine anche se sembra lungo ed interminabile. Se visitate il cimitero e vi soffermate sulle pietre tombali quello che leggerete oltre al nome del defunto/a sarà una data  e poi un’altra divise da un piccolo trattino; quel trattino indica esattamente la lunghezza della vita! Per quanto potrebbe sembrarci lunga la nostra esistenza è un piccolo puntino in confronto all’eternità. Quando Gesù verrà il tempo cesserà, e con esso cesseranno le sofferenze, i dolori, le malattie, perciò santifichiamo la nostra vita davanti a Dio e sia questa la nostra unica preoccupazione, il resto Dio ce lo aggiungerà. Certo, ognuno di noi  ha una certa sensibilità che cambia da persona a persona, e ciò è visibile nelle cose della vita fisica. Noi tutti siamo dotati dei cinque sensi, degli istinti, di un sistema nervoso ma tra noi c’è differenza; ad esempio, non tutti abbiamo lo stesso tipo di udito, di vista…non tutti guardando un panorama o un quadro hanno la stessa sensibilità, la stessa cosa accade nelle sofferenze e nell’affrontare il dolore, ma la Parola di Dio ci assicura, che tutti saremo simili a Lui (Rom.6:5 – 1°Giov.3:2), la nostra capacità di godere la gloria di Dio sarà assoluta e completa. Se questa speranza sarà nel nostro cuore potremo rimanere forti nelle prove! Quanti pur rimanendo nella prova hanno sopportato con gioia, alimentati dalla speranza che un giorno avrebbero goduto per l’eternità?!
  1. La fede.  Non basta comprendere con l’intelligenza che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, c’è bisogno di fede, se vogliamo forza reale nei momenti più difficili ed una visione che ci porti a vedere che Dio sta operando in noi. L’unica condizione che Dio chiede è ubbidienza e…non solo quando le cose vanno bene, ma anche quando si svolgono in maniera diversa dalle nostre aspettative  Rom.8:28.Anche quando gemiamo, non importa se ci troviamo in conflitto con Dio, Egli ha un piano per noi nel tempo e nell’eternità, questo ci dice la fede! Quante volte, Dio ha usato la nostra malattia per migliorare la nostra personalità e per modellare la nostra esperienza? Quante volte impariamo delle lezioni solo quando siamo costretti a letto? Oppure quante volte Dio per farci acquistare le vere prerogative del cristianesimo è costretto a metterci alla prova ? Giobbe, dopo la sua grande prova afferma : “Avevo solo sentito parlare di Te, ma ora io ti conosco” Giobbe 42:1-5. Mentre il genere umano geme a distruzione della propria vita, il credente geme ad edificazione nelle mani del Signore. A volte proprio la persecuzione è stato il veicolo giusto per testimoniare dinanzi a magistrati, pretori, corti giudiziarie che, altrimenti non avremmo raggiunto, e cosa dire delle prigioni? Nessuno poteva mai entrarci eppure Dio ha permesso circostanze utili perché dei suoi figlioli potessero testimoniare anche lì. Chiediamo come i discepoli :”Signore accresci la nostra fede”!
  1. L’amore.  L’amore di cui vogliamo parlare è quello che viene dall’alto, è il dono di Dio, quello che Dio ha sparso nei nostri cuori. Esso viene manifestato proprio mentre siamo deboli, perplessi e stanchi. Alcuni dicono: “ma la prova che sto affrontando è troppo grande, non riesco nemmeno a pregare”! Il fatto che lo ammettiamo è già opera dello Spirito Santo e possiamo essere fiduciosi che allo stesso tempo ci aiuterà, portando a Dio con sospiri ineffabili le nostre richieste, riuscendo a tirar fuori dal nostro cuore tutto l’amore che abbiamo per Dio. E’ in questi momenti che ci rendiamo conto della cura di Dio, dell’amore che ci ha donato, e della forza che ne consegue nonostante eravamo senza forze. L’amore di Dio in noi ci da sicurezza, il credente sa che non può essere sconfitto! Se gemiamo possiamo altresì essere sicuri che Dio ci ha dotato della sua grazia, di una misura del  suo Spirito perché noi fossimo vincitori! Is.43:1-2.
In conclusione, voglio porre enfasi sul fatto che c’è una beatitudine per chi sostiene, affronta la prova (Giac.1:3), non con sentimenti di rancore verso Dio e gli altri. Possa Dio concederci una visione più ampia della sofferenza, la sua visione…e  ci dia saggezza ed intelligenza per affrontarla con gioia sapendo che essa ci fortificherà, ci darà il privilegio di vedere cose potenti e miracolose; ci formerà nella fede, nell’amore, nella speranza, ci avvicinerà al nostro Dio Onnipotente rendendoci la sua immagine più chiara e nitida ed alla fine dei nostri giorni ci darà la possibilità di ottenere il premio eterno! TUTTI HANNO PECCATO    Rom.3:23 Il messaggio della redenzione giunge all’uomo tramite l’Evangelo in maniera comprensibile, infatti l’apostolo Paolo ce lo riporta chiaramente come fosse uno schema semplice da seguire, eppure…una certa classe di religiosi e teologi appartenenti alla cosiddetta religione ufficiale, ritiene che questo messaggio sa incomprensibile ed affidano l’interpretazione della Parola ad altri, a professionisti, solo perché non sono disposti ad investigare. Il messaggio della redenzione non è riservato ad una particolare categoria di persone (Matt.11:25) pertanto è semplice, per dare a tutti l’opportunità di comprenderlo. Questa dottrina si articola in 4 punti principali, che scopriamo nell’epistola ai Rom.3:23, eccoli qui elencati : 1.  “TUTTI HANNO PECCATO E SONO PRIVI DELLA GLORIA DI DIO”.   
Il peccato di cui si parla qui, non è il “peccato definito originale” del quale parla la chiesa Romana, che secondo loro è possibile eliminare al momento del battesimo, amministrato in tenera età. L’Evangelo afferma che il regno dei cieli è dei piccoli fanciulli che vivono nella condizione dell’innocenza (Matt. 19:14  ). Qui l’apostolo parla del peccato commesso responsabilmente nell’età della conoscenza. Tutti quanti gli uomini nascono con la tendenza a peccare, ma il peccato viene fuori nel momento in cui decide con la propria volontà di attuarlo. Anche Gesù prendendo un corpo umano per venire tra gli uomini, aveva in sé come vero uomo, la tendenza al peccato, tant’è vero che satana lo tentò (Mtt.4) in vari modi, ma Gesù non commise peccato! 1°Piet.2:22. 2.  L’UOMO HA LA CAPACITÀ DI NON PECCARE SOLO QUANDO CRISTO È IN LUI! Altri dicono: “noi sappiamo che il peccato è trasgredire la legge di Dio” quindi concludono “peccano solo quelli che sono sottoposti alla Sua legge ossia il popolo d’Israele”. E’ vero che, essendo loro i detentori della Legge, l’apostolo Paolo a cui erano stati affidati gli oracoli di Dio, li responsabilizza di fronte a Dio, mettendo bene in evidenza che proprio loro i quali Dio aveva illuminati per mezzo della Legge, si erano resi colpevoli, trasgredendo i comandamenti di Dio, gettandoseli alle spalle. Ma è altresì vero che in tutti gli uomini Dio ha posto una legge, scolpita interiormente : la coscienza! Essa li giudica nelle varie azioni provocando i vari sentimenti di rabbia, dubbio, insoddisfazione, quel senso di irrequietezza, oppure: pentimento, lacrime ecc…Certo, oggi la società è piena di uomini che hanno soppresso la loro coscienza rendendola insensibile, addormentata e di conseguenza pensano che questo li autorizzi ad affermare che non hanno peccato. Dio conosce ogni cosa, anche lo stato della coscienza dell’uomo, perciò può affermare: “tutti hanno peccato”! Egli sa che l’uomo ha perso il senso del pudore, della decenza e continua a nascondersi nell’oscurità, commettendo ogni sorta di mali. Forse non tutti uccidono, ma tutti odiano; non tutti rubano, ma molti dicono bugie; non tutti sono increduli, ma molti vanno dietro ad idoli vani! Se Dio ha guardato dal cielo ed ha affermato che “tutti hanno peccato” non si sbaglia! Se diamo uno sguardo all’umanità che ci circonda, dobbiamo dargli ragione, l’uomo ha perso l’immagine che Dio aveva messo di sé in noi, quella che doveva essere una creatura che dimostrasse l’amore, la santità, la sapienza di Dio, oggi mostra solo egoismo, rancore, frode, disonestà di ogni tipo. E se pure un uomo fosse retto e buono, ma lontano dal proprio Creatore e rigetta il suo consiglio, ciò lo affianca al resto dei peccatori, quindi privo anch’egli della Sua gloria. 3.  COSA SIGNIFICA ESSERE PRIVI DELLA SUA GLORIA ?
Sicuramente non possedere la Sua vita, ossia non avere comunione con Dio e non possedere la gioia della salvezza, non godere della presenza dello Spirito Santo in noi e di conseguenza non avere le forze necessarie per camminare nel bene e nella verità (2°Cor.3:3-6). Essere privi della Sua gloria è non avere Gesù in noi e quindi non possedere la gioia della vita eterna. IL credente al contrario ha una nuova vita in sé e spiritualmente vive già il paradiso, aspettando di goderlo pienamente al ritorno di Gesù per l’eternità. 4. Gli uomini non possono salvarsi da soli.   Un uomo molto noto di cui è inutile fare il nome, un giorno ha affermato:”verrà il giorno in cui nessuno più sentirà il bisogno della religione, anzi saranno redenti dal concetto della religione”! Molti uomini come lui infatti, pensano che l’uomo si rifugia nella religione perché non è saturo di cultura e quindi pensa che uno più ha cultura e meno ricerca salvezza o addirittura arriva ad essere salvato grazie alla cultura umana. Forse il nemico di Dio, riuscirà nell’impresa, ma proprio quando non ci sarà più il bisogno della religione, mancherà ancora di più la pace, la gioia, la fede e la speranza. L’uomo è stato creato da Dio con il pensiero dell’eternità, ossia di una parte spirituale e questo non può essere annientato da nessuno e da niente. Infatti in tutti quei paesi materialisti ed atei c’è più ricerca di spiritualità, di interiorità; c’è un vuoto che ha bisogno di essere colmato! L’apostolo Paolo affermò: “In Cristo noi siamo, ci muoviamo e viviamo”! L’uomo che cerca di salvarsi da solo può essere paragonato ad uno che tenta di liberarsi dalle sabbie mobili, più si agita e più accelera il processo di morte. Dio ha stabilito un solo mezzo di salvezza :Gesù! 5. Dio ha stabilito un mezzo per cui l’uomo ottenga salvezza.   La Bibbia afferma che “Dio ha guardato dal cielo per vedere se c’era un uomo giusto”…non trovandolo ha deciso di mandare il Suo unico Figliolo, ma non per una vacanza;  Gesù venne sulla terra, visse una vita senza peccare, e poi volontariamente e senza colpa fu condannato alla morte, morendo al posto di ogni uomo. La sua morte è l’univa via di salvezza e di liberazione dal peccato. Chiunque vorrà accettare questo atto di supremo amore e crederà in fede che Cristo è morto proprio per lui otterrà salvezza.  Giov.3:16. Egli morendo sulla croce inchiodò il peccato nella sua carne perché noi potessimo vivere. Pilato presentando la popolo di Gerusalemme Gesù e Barabba (significa etimologicamente figlio del padre) fece in modo che fosse il popolo a scegliere chi condannare. C’era un posto che doveva essere occupato…e Gesù morì per tutti! 6. Gesù è risuscitato per la redenzione dell’umanità.  Gesù non solo morì per le nostre offese ma è resuscitato per la nostra giustificazione, perciò la sua opera è perfetta! Concludendo, Dio non solo ha guardato dal cielo la situazione dell’umanità, ma ha fatto ogni cosa perché tutti rientrassero nella gioia della sua gloria. Chiunque vuole entrare a prendere possesso di quella che era l’eredità originaria dell’uomo ossia la comunione con Dio, la vera gioia, la vera pace, e assicurarsi la vita eterna con Dio, non deve fare altro che accostarsi a Dio credendo nell’opera vicaria di Cristo Gesù al Calvario, confessando il suo stato di peccatore, e chiedendo il suo perdono. Allora egli riceverà nuova vita che gli permetterà di fare il bene e recuperare l’immagine divina persa nell’Eden! RITUALITA’  O  SPONTANEITA’  ?    Gen. 4:1-10 Quello che cercheremo in questa breve meditazione, è scoprire cosa questi due termini significano e quali dei due può essere gradito a Dio, considerando la storia di Caino ed Abele, supportata dal resto della Parola di Dio quale conferma a tutto quello che diremo. Intanto consideriamo i due termini secondo quanto ci riporta il dizionario di lingua italiana : RITUALITA’ =  Osservare riti o formule su cui è basato l’evento. Può essere rappresentata come una impalcatura sulla quale si costruisce il vero e proprio edificio. Chi è ritualista, si muove senza dover esercitare i propri sentimenti o la propria ragione, ma tutto viene fatto con meccanicità ed automatismo. SPONTANEITA’ =  Svolgere qualsiasi atto o fatto, a seconda dei propri sentimenti ed impulsi, senza che ci siano influenze esterne. Chi è spontaneo di solito, è imprevedibile, in quanto tutto ciò che dice o fa, viene influenzato dal proprio cuore, e dai propri sentimenti oltre che dalla propria sensibilità e dal modo di manifestare i suoi sentimenti. Nota:  In base a queste definizioni possiamo cominciare a commentare il fatto biblico in questione e possiamo affermare senza ombra di dubbio che, mentre l’offerta di Caino era frutto di ritualità, quella di Abele era dettata dalla spontaneità e dalla fede in Dio. Cerchiamo ora di entrare nel vivo del discorso approfondendo su quella che è la differenza tra ritualità e spontaneità ed il perché abbiamo fatto le affermazioni suddette. Da cosa è caratterizzata la ritualità ?
  1. Dalla imitazione. La ritualità può essere paragonato in effetti ad un matrimonio di facciata, così come erano diventati i vari atti che i sacerdoti ebrei svolgevano durante la celebrazione del culto all’Eterno  Ebr.10:11-14. Essi ripetevano sempre gli stessi gesti così come era stato loro imposto con costanza, ma i risultati erano scarsi ed insufficienti. Infatti la Legge risolveva determinati problemi spirituali solo per quella determinata occasione, ma il problema di fondo rimaneva irrisolto. E’ vero che chi aveva peccato poteva offrire a Dio un sacrificio per ottenere il perdono, ma era valido solo per quel peccato! Ancora oggi molti capi religiosi invitano la gente a compiere tanti riti spingendoli ad impegnarsi in tante cose impegnative, dispendiose, ma…i risultati non cambiano; i riti non sono sufficienti a rimuovere il vero problema dell’anima! Molti capi carismatici con facilità affermano: ”fai come quel tale e non ti preoccupare…segui quella cosa e vedrai che tutto si aggiusterà” ma…così non è!
  2. Dalla ripetitività. Se guardiamo i religiosi che ci circondano sembrano veri e propri automi così come ai tempi di Gesù, tutti fanno le stesse cose e sempre quelle…guai ad uscire fuori da quei binari! Purtroppo la realtà è che sia l’imitazione che la ripetitività portano ad allontanarci da Cristo, perché tutto è fondato sul rito e non veramente su Dio, sulla Sua Parola, sulla guida del Suo Santo Spirito! Non possiamo aspettarci benedizioni reali se le nostre offerte spirituali sono fatte in questo modo. I riti a lungo andare ci porteranno a fare senza pensare!
 Nota:   Il vero credente può distaccarsi da tutto questo ed affermarsi un rappresentante di Abele e non di Caino. Caino purtroppo rimane il rappresentante dell’intera umanità lontana da Dio e non per la cattiveria, ma…soprattutto per la loro ritualità. I figlioli di Dio non sono ritualisti ma persone spontanee, sincere quando offrono a Dio il loro culto spirituale. Quando Dio creò l’uomo e la donna mise in loro un meccanismo particolare : la coscienza. Un elemento interiore che li avrebbe aiutati a discernere ciò che era buono da ciò che era cattivo. Il nemico delle nostre anime purtroppo con la complicità dell’uomo stesso, riuscì a guastare questo meccanismo. Cosa fece allora Dio ? Diede all’uomo un altro strumento importante : la Legge. Dio aveva creato l’uomo, a differenza degli animali con la capacità di pensare, ragionare. Scegliere. Essa indicava all’uomo le possibili cadute, peccati  e le possibili soluzioni. L’uomo però rese incapace ed inoperante la Legge di Dio spirituale e scritta e nel tempo i Farisei la ampliarono, aggiungendo dettagli cavillosi, rendendola dura, pesante, schiacciante…e quale fu il risultato ? La ritualità del popolo del Signore ed il suo allontanamento dal vero Iddio! In tutti gli Evangeli possiamo notare questa condizione di Israele; essi seguivano la legge alla lettera, ma avevano abbandonato la vera adorazione al Signore.  Nonostante Dio Padre mandò il suo Unico figliolo alla morte per la salvezza dell’umanità, Israele non ha dato ascolto alle parole d’amore rivoltegli tramite i vari profeti. Ez.3:7  36:26. Dio ha sempre proposto delle soluzioni eccellenti, persino un “cuore di carne al posto di uno di pietra”! Oggi, la situazione spirituale dell’uomo non è diversa dalla loro. Molti religiosi affermano che, basta confessarsi una volta a Pasqua, frequentare la chiesa almeno la domenica, fare il battesimo ai neonati per togliere loro il peccato originale, fare loro la comunione perché entrino nel numero dei credenti, fare la cresima ecc…e tutto è a posto! Magari c’è qualcuno che aggiunge delle opere pie, meritorie, fa delle offerte, aiuta il prossimo e la vita spirituale procede bene, ma…è proprio così? Se  li osservate quando sono vicini alla morte, vi accorgerete che la certezza della salvezza manca dalla loro vita e nemmeno i loro capi religiosi gliela assicurano, tant’è vero che li mandano tutti nel Purgatorio (naturalmente un posto da loro inventato e privo di fondamenta bibliche) e dicono ai loro parenti che una volta trapassati, se vorranno ritrovare i propri cari in cielo, devono dire delle preghiere per i morti in continuazione. A parte il fatto che non c’è nemmeno il “paradisometro” per capire quando poi questi morti passano dal Purgatorio al Paradiso, io mi chiedo, e se il congiunto muore chi prega anche per lui/lei? Possiamo concludere che questa è pura ritualità a scopi di lucro e niente più!
Nella Bibbia invece abbiamo degli esempi meravigliosi, quale il carceriere di Filippi (Atti 16), egli una volta capito che si trovava lontano da Dio chiede a Paolo e Sila, “cosa farò per essere salvato”? E al v.31 troviamo una risposta chiara che non dà adito ad equivoci :”credi in Gesù e sarai salvato tu e la casa tua”! Gesù stesso fece delle affermazioni molto chiare Mtt.11:28-30. Da questi versi si arguisce che basta andare spontaneamente a Cristo per trovare in Lui per fede salvezza! Da cosa è caratterizzata la spontaneità invece?a.  Dalla necessità o desiderio. Quando Gesù presentò il suo messaggio alla donna Samaritana suscitò in lei interesse e desiderio delle cose spirituali, dicendo:  “donna se tu conoscessi il dono di Dio…” (Giov.4:10). Quando lei capì di essere nel peccato e che aveva l’opportunità di essere redenta non fece nessun rito particolare, credette solamente nelle parole di Gesù! E quando gli abitanti di Samaria udirono la testimonianza della donna peccatrice ora salvata, si recarono a Gesù per vedere chi aveva cambiato questa donna. Anche loro trovarono perdono e salvezza e poterono dire alla donna: ”ora noi crediamo, non perché ce lo hai detto tu, ma perché abbiamo creduto ed incontrato il Maestro”! Il vero credente si reca alla riunione del culto non perché gli altri devono vedere che non si assenta o per non essere rimproverato dal pastore…ma perché ci trova gioia, e non riesce a rinunciare alla presenza di Dio in mezzo ai santi riuniti! Ebr.11:6.
b.  Dall’avvicinamento a Dio per mezzo della fede. La spontaneità è eccellente perché abolisce la ritualità e ti mette in condizione di esprimerti secondo il tuo cuore a Dio. Chi realmente va a Dio con spontaneità si avvicina a Lui fino a ricevere per fede cose che non vede, ma esperimenta nel concreto, riposo, gioia, pace, certezza di salvezza, che trasformano la propria vita! Nicodemo (Giov.3) diceva a Gesù: “cosa devo fare per essere salvato?” E Gesù a lui : ”se tu non nasci di nuovo non puoi vedere, né entrare nel regno di Dio”! E’ naturale che quando una persona che cerca Dio lo trova, smetterà di cercare (Os.6:3). Saulo da Tarso era un dottore della Legge, oggi diremmo un famoso teologo, un meticoloso osservatore della Legge e dei riti, eppure era così lontano da Dio che, perseguitava Gesù tramite i suoi seguaci. Dio un giorno dovette fermarlo sulla via di Damasco. Bastò la voce di Dio per sconvolgere tutte le sue vedute, per metterlo in profonda crisi, egli non poté fare altro che dire: “Signore cosa vuoi che io faccia?” Gesù entrò nel suo cuore e nella sua vita in quella occasione ed un uomo con la “testa sul collo” secondo il mondo di allora, divenne un uomo incapace di operare senza l’aiuto e le direttive di Cristo il Suo Salvatore e Maestro! Atti 9:5-6   Giob.42:2. Se stai cercando Dio, lascia ogni rito e formalità, vai a lui nella tua semplicità di cuore e lo troverai con le braccia aperte che ti sta aspettando…aprigli il cuore e chiedi, in modo che possa darti quanto tu non solo chiederai ma ancora di più!
 

 

 

 

 

 



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