Vai ai contenuti

Menu principale:

Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale A.D.I. di Matera


________


IL  FIGLIO MAGGIORE
Testo biblico: Luca 15:25

La parabola del figliuol prodigo è una delle parabole più conosciute tra credenti e non credenti. Di solito quando la si commenta ci si concentra spesso e volentieri sulla figura del figlio disubbidiente. In questa breve meditazione invece ci soffermeremo a considerare la figura del “figlio maggiore” perché sicuramente sarà di edificazione per noi tutti e potrà allargare i nostri orizzonti cristiani e la nostra visione spirituale.
La parabola ci presenta una famiglia in cui vivono due figli. Il più giovane è quello che ad un certo punto lascia la casa paterna dopo aver ottenuto la sua parte d’eredità e ,dopo aver sperperato ogni cosa, ritorna al padre pentito. Il padre, nonostante la scelta errata di questo suo figliuolo, lo attende giorno dopo giorno e, appena questi torna pentito, lo accoglie con amore organizzando per lui addirittura una festa. Il figlio maggiore invece è una persona completamente diversa dal suo fratello minore:
Egli è sempre stato a casa del padre e ha sempre avuto a disposizione i benefici derivanti dall’amministrazione del padre. Tornando a casa dal suo lavoro, sente la musica e, dopo aver chiesto spiegazioni ai servi, scopre che suo fratello minore è ritornato a casa e che il padre ha organizzato una festa per lui. A questo punto egli si mostra reticente e decide di restare fuori di casa non condividendo lo spirito del padre. Quale contrasto evidente tra l’amore spassionato del padre e l’odio del fratello maggiore?! E’ vero, egli non si era allontanato da casa, ma pur condividendo lo stesso tetto, i suoi sentimenti erano diversi: egli era un perfetto estraneo. Il figlio maggiore può essere, in effetti, figura dei Giudei, appartenenti al popolo di Dio, figli di Abramo da generazioni eppure al tempo di Gesù erano persone semplicemente religiose, fredde e tradizionaliste; essi ormai avevano abbandonato il vero spirito di adorazione e si erano abbandonati all’ateismo ed alla dissolutezza, avevano conservato le istituzioni religiose, osservando tutta la Legge in modo scrupoloso davanti agli uomini ma, interiormente, ben lontani dal comando di Dio. La loro era solo apparenza ed esteriorità; nel leggere la Parola di Dio e le varie circostanze che li interessano, scopriamo i loro sentimenti più segreti spesso svelati da Gesù, il quale mette a nudo la loro fisionomia morale! Essi erano come quei servi che nella casa paterna svolgevano il loro servizio a malincuore, con fatica! Cosa caratterizzava, infatti, il figlio maggiore descritto nella parabola ?
  1. Un servizio senza gioia. Pur dimorando con il padre non era riuscito ad assorbire il carattere del padre. Il credente, invece, è chiamato ad imitare il proprio Dio e quindi a servire Lui con gioia e non in modo forzato o per dovere!
  2. Un servizio senza amore. Il figlio maggiore amava i “suoi amici” e non il padre. Il credente non può condividere la propria vita con persone che non sono amici del nostro Padre Celeste … egli finirà per pensarla come loro e si allontanerà dal proprio Dio. Finche il nostro cuore sarà più legato ad altri che al Signore non potremo mai essere dei veri figliuoli di Dio. Egli ci chiama  a metterlo al primo posto nella nostra vita!
  3. Un servizio senza compassione. Il credente non è una persona che critica e giudica, ma è disponibile verso chiunque ed è pronto a riconoscere chiunque quale fratello o sorella, senza pregiudizi e senza ricordare il suo passato. A chi vuoi somigliare? Spero tu voglia assomigliare al Padre! Perché? Egli era disposto a riabilitare il figlio prodigo e continuò a mostrare amore e disponibilità verso il figlio maggiore!
Concludendo questo breve pensiero ricordiamoci che come figliuoli di Dio il nostro carattere e i nostri sentimenti devono, ogni giorno, somigliare sempre più a Lui. Dobbiamo sempre essere disposti a mostrare compassione verso chiunque, anche verso quei credenti che dopo aver sperperato la grazia di Dio tornano pentiti. Non ricordiamo loro il passato, ma incoraggiamoli alla fedeltà con le nostre parole ma anche con il nostro affetto sincero e fraterno così come ha già fatto il nostro Padre Celeste! Se in noi non c’è questa gioia come possiamo dire d’essere figli di Dio? L’amore di Dio quando è presente ci porta a perdonare, a rallegrarci della pecora smarrita che torna all’ovile  e, quindi, ad avere comunione con il Signore, a condividere i suoi stessi sentimenti fino al punto di fare festa insieme agli angeli del cielo. Esercitiamoci all’amore ed un giorno Dio ci darà una corona meravigliosa!
 

 

 

 

 

 



Torna ai contenuti | Torna al menu